Vai al contenuto

arvichan

Membri
  • Numero contenuti

    3.094
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

0 Neutrale

Su arvichan

  • Rank
    matematico uffi
  • Compleanno 07/12/1980

Contact Methods

Profile Information

  • Location
    Salem, la città discarica
  1. in effetti non so chi ha pagato per lui...forse il surf :superlol: non entro nel merito Garrett Lisi, ma è troppo divertente vedere come i fisici interessati litighino dicendosi "questo teorema che usa qui in questo passaggio chiaramente è falso o non si può applicare" e l'altro risponde "invece è banalmente vero, si applica e quindi funziona"!! C'è da morire dal ridere, ancora oggi non si sa se quello che contiene sia banalmente una cazzata, o banalmente vero...io ho letto l'articolo e ci ho capito poco niente, scrive davvero male il tizio
  2. io credo che ognuno debba fare, o cercare di fare il lavoro per cui è più (o si sente più) portato, quindi questi discorsi del tipo "tu sapresti fare..." lasciano molto il tempo che trovano. Per me l'analisi e la geometria che fanno al primo anno di ingegneria sono cose facilissime, per uno che non fa il mio mestiere no...la facilità di un lavoro dipende da quanto sei preparato per farlo, dall'esperienza, dalla voglia con cui lo fai e da quanto sei portato. La ricerca non è necessariamente la strada più difficile: è difficile, certo, e so che quello che so fare io non sono molti a saperlo fare; ma per me sarebbe impossibile lavorare in azienda con un capo che mi dice a che ora devo iniziare a lavorare, a che ora finire, cosa fare, come farlo ecc... Io non ho mai provato a fare l'operaio, non so se lo saprei fare, ma ancora meglio, non me ne frega nulla, lo lascio fare a chi lo vuole fare o a chi, se non lo voleva fare, non ha trovato di meglio da fare. Incontro un sacco di vecchi amici che quando chiedi loro "come va la vita" ti rispondono "eh, come vuoi che vada, una merda, faccio un lavoro di merda, sempre la solita merda". Spesso è gente che quando ha avuto la possibilità di fare quello che gli piaceva l'ha buttata nel cesso (spessissimo per pigrizia), e adesso il lavoro che fa gli fa schifo e lo fa male, svogliato ecc...io sono contento del lavoro che faccio, potrebbero anche pagarmi di meno e me ne fregherei, ma in italia per farlo dovrei sputare litri di sangue solo per finire spesso in luoghi dove il tuo lavoro non lo puoi fare bene perché mancano strutture ed organizzazione... @Kamioka: certo, la meritocrazia è un problema ovunque, ma stavamo parlando di ricerca, ed è l'ambito che conosco, quindi mi lamento di questo...e ti assicuro che una volta che si mette una pezza a questo, la ricerca funzionerebbe perfettamente, ognuno avrebbe il suo (perché quelli che meritano sono tanti si, ma pochi rispetto ai milioni che ci provano), e sarebbe un bel traino per tutto un paese...e tutto questo a prescindere dal salario, ma qui si entrerebbe in un discorso ben più gigantesco sull'equità della distribuzione della ricchezza...
  3. brevetto di cosa? se fai ricerca pura non esistono i brevetti, che fai? brevetti un teorema? Peccato che nessuno ti pagherà mai per un teorema. I teoremi sono open-source... primo: se ci si dovesse autosostenere per fare ricerca, non la farebbe nessuno, stai sicuro... secondo: se ci fossero dei tempi prestabiliti, tipo "entro un anno devi avere scritto un articolo", sai cosa succederebbe? Lavori come un idiota per 10 mesi, non riesci ad ottenere nulla (capita molto spesso che la tua idea iniziale fosse sbagliata, che l'approccio fosse sbagliato, che il problema sia più gigantesco di quanto previsto all'inizio). Gli ultimi due mesi, nel panico, scrivi un articolo di merda su una cosa stupida, vale come pubblicazione, ma il tuo contributo alla ricerca è meno che 0. E già succede, ti assicuro. Oppure scrivo quello che ho fatto, ma chi è in grado di valutarlo? Poche persone al mondo, gli esperti più esperti di me nella mia materia, due dei quali sono quelli con cui collaboro. E non esagero. E già succede che ne parli con loro, loro valutano, danno idee, collaborano...altre persone non riuscirebbero nemmeno a capire l'abstract dell'articolo nel profondo, o se capiscono l'argomento non sanno valutarne la portata...non è banale valutare se vengono fatti progressi o meno...uno dei più grossi problemi è proprio questo: è impossibile valutare il livello di un ricercatore dal numero delle sue pubblicazioni! Conosco gente più brava di me, che ha la metà dei miei articoli...È solo il contenuto che conta, e questo è ancora più difficile da valutare. terzo: il lavoro a progetto già esiste, e si chiama post-doc. Vieni assunto in un'università da qualcuno che è interessato alle cose che fai tu, di cui tu sei esperto, e si stipula un contratto di una certa durata, tipo uno o due anni. L'unica differenza è che poiché si tratta di ricerca, il progetto è un'idea che non si sa se funzionerà, né quanto tempo si impiegherà per ottenere qualcosa di sensato, quindi il contratto è che ti pago per lavorarci, non per ottenere quel risultato. Questo perché in genere (e qui parlo in generale, ma anche per esperienza) in un'università seria si fa una grande selezione del personale, prendi solo gente di comprovata capacità e impegno lavorativo, e quindi sai che se li paghi, qualche risultato lo ottieni. Magari non quello iniziale, magari non subito, ma qualcosa si. Nell'università italiana spesso prendo l'amico del fratello dell'amante, che spesso è un idiota incompetente che aveva bisogno di un cadreghino su cui sedersi a vita. Il problema è che questo tizio non andrà a fare un lavoro di ricerca come il mio, dove sono da solo, e giudicabile per quanto produco io. Lavorerà in gruppo, farà due o tre cazzate, ma le ha fatte, e il suo nome, poiché fa parte di un'équipe, si mette nella pubblicazione. Questo è un problema endemico nell'università italiana, che è quasi inesistente fuori. Inoltre, come in tutti i lavori a progetto, se ti comporti bene ti rinnovano il contratto (in teoria). Quindi come vedi la cosa già esiste...ma io, che ho un cv di un certo tipo, e non sono certo l'ultimo dei pirla, so che se dovessi tornare in italia, anche per un semplice post-doc di un anno, dovrei sputare sangue per anni, perché di posti ce ne saranno 5 all'anno in tutta italia (e non perché sono schizzinoso, ma perché È la realtà), mi devono passare davanti tutti gli amici degli amici, oltre a quelli più bravi o più titolati di me...e se mi mettessi a lavorare in un'azienda, poi in uni non mi prendono più, perché sono stato fuori dalla ricerca, e ti assicuro che non è un mestiere facile che dopo un anno riprendi (il mio mestiere consiste per il 70% a restare aggiornato sulle novità nel mio campo...ogni giorno vengono pubblicati 20 articoli della parte di matematica che mi interessa, 20 in quelli simili, di cui almeno 2 o 3 al giorno potenzialmente interessanti per me...leggerne uno è lavoro di almeno una settimana, e quindi è impossibile restare aggiornati, ecco perché si va alle conferenze) però è normale, più sei specializzato, più difficile è trovare il posto che vuoi...quello che vorrei è che in italia ci fosse una selezione reale e meritocratica del personale universitario (cosa che siamo anni luce dall'avere), con la conseguente retribuzione che mi spetta una volta che sono stato assunto per i miei comprovati meriti. È l'unica cosa che serve.
  4. PS: visto che si parlava di lavoro di ricercatore: meglio che torni pure io al mio!!
  5. un ricercatore dovrebbe essere pagato il giusto: il problema è, quant'è il giusto? Si potrebbe determinare in base alle tue scoperte: ma chi valuta qual è l'importanza della tua scoperta? Ad esempio: è più importante un teorema sugli invarianti di Gromov-Witten e il loro rapporto con gli invarianti di Pandharipande-Thomas, una pubblicazione sulla loop quantum theory, una in robotica, o una scoperta archeologica? Chi lo valuta in modo oggettivo? No, perché la ricerca mondiale (che in paesi come i tanto acclamati e avanzati USA, Canada, Giappone, Russia, Germania, Francia, Inghilterra è così ben vista e remunerata) si occupa anche di questo. Il futuro della ricerca nel privato potrebbe (e ribadisco potrebbe) essere la morte delle materie pure. Negli USA non c'è solo ricerca privata, ma anche pubblica, nel senso che alla ricerca universitaria partecipano fondi versati alle università da privati. Il privato può finanziare una ricerca ben specifica, che pensa ovviamente gli porterà introiti alla fine: ma dubito che finanzierà mai una ricerca in fisica teorica, in geometria algebrica, in filosofia teoretica, in provenzalistica, in filologia...ma queste ricerche servono (hai voglia a progettare una qualunque opera ingegneristica, se non ci fosse qualcuno che si occupasse di studiare problemi puri, e sviluppare la matematica, la fisica, la chimica adeguate per risolverli...hai voglia a fare economia senza statistica o probabilità o analisi avanzate...), quindi serve qualcuno che paghi chi se ne occupa, ed un privato da solo non lo farebbe mai. Ma se un privato dona all'università, e l'università gestisce i soldi, tutti hanno, chi più chi meno, la propria fetta... Purtroppo, la ricerca va al di là dell'immediatamente utile, è necessaria, e nei paesi come quelli che elencavo prima l'hanno capito anni fa...in italia manca una cosa: la partecipazione privata ai fondi per le università (ripeto non solo il finanziamento diretto della ricerca)...
  6. ma LOL una discussione in cui sono presente in almeno metà dei messaggi :biggrin2: si è parecchio che non mi loggo, cambiando una vocale leggo però ogni tanto, quando ho tempo (e me ne ricordo...) giusto per dire un paio di cose (leggasi: ca77ate) primo: non sono né più né meno intelligente di nessuno qui, forse più portato per la matematica :biggrin2: ma questo non fa di me una persona intelligente in ogni senso. Piuttosto una persona che non ha saputo davvero fare i conti con la realtà, ma solo con le proprie passioni: io ho scelto prima di fare matematica (buona scelta, prepara bene, le aziende cercano parecchio, praticamente tutti i miei compagni di corso hanno un lavoro ben remunerato), poi di fare un dottorato. E qui le cose cambiano: un dottorato in italia è, a mio modo di vedere, meno qualificante (poi dipende da con chi lo fai, se lo fai con certa gente vale meno di zero, con altri più di un dottorato negli usa), perché spesso grandi professoroni non sono altro che cariatidi che hanno smesso di fare ricerca appena ottenuto il posto (in matematica è già così, in altre materie peggio: ottenuto il posto alcuni smettono di lavorare di proprio pugno e fanno lavorare i sottoposti mettendo il proprio nome al prodotto finale, se di buon livello). Come possano crescere nuovi ricercatori di livello, non lo riesco ad immaginare: qui basta smettere di aggiornarti per 6 mesi e sei fuori gioco...Inoltre chi ha un dottorato in italia, spesso, non sempre, è visto peggio di un laureato: troppo tempo in uni a non fare un cazzo, si pensa. Di certo, molti dottorati ti tengono fuori dalla realtà (la matematica è un discorso a parte per molti versi), soprattutto la realtà lavorativa: sia umanamente (dopo anni di dottorato, credo sia difficile ambientarsi in un'azienda, come ritmi e come persone che ti circondano), sia come interesse di mercato (in uni fai cose spesso molto lontane da quello che il mercato cerca). Infine, sei pagato 800€ al mese e di vivere se ne parla solo dopo il dottorato, il che è assurdo (non crediate che un dottorando non faccia nulla dalla mattina alla sera...) non solo: hai il culo o le conoscenze di diventare ricercatore? bene, ti pagano 1200€ al mese vita natural durante, finché diventi professore, se mai lo diventi (diciamo che molti si accontentano di ciò e si fermano a ricercatore, oppure proprio non ci riesci a diventare prof prima dei 1000 anni) Piccolo problema: finito il dottorato, o magari anche qualche anno di post-doc, che fai? Come dicevo, in italia hai voglia a riciclarti in aziende varie...nel mercato italiano c'è davvero una gran diffidenza nei confronti di chi ha lunghi anni di studio: adeguamento degli stipendi e della posizione (se hai un titolo di studio molto elevato, ti prendono meno volentieri perché "teoricamente" lo stipendio e la posizione dovrebbero essere adeguati, ma se non hai esperienza da dimostrare non sono mica disposti tutti a darteli...); paura di prendersi una persona fuori dalla realtà lavorativa e che ci metterà secoli ad integrarsi...insomma, paure giustificate, soprattutto perché spesso il dottorato è fuori dalla realtà lavorativa...parlando l'altro giorno con amici della mia ragazza (lei dottorata in filosofia), abbiamo esclamato insieme "se i vostri figli vogliono la pagnotta, evitate di farli studiare..." Dottorato all'estero: ecco, all'estero il dottorato vale ancora qualcosa. Primo, se ti presenti come Doktor o Docteur o Doctor, la gente ti guarda in modo diverso :biggrin2: secondo, a parte le minchiate, le aziende ti considerano, soprattutto perché il dottorato all'estero è per la maggiore in collaborazione con aziende... Inoltre, ti pagano decentemente: come dottorando mi pagavano 1300€ al mese (più che sufficiente per quello che facevo). Ora come post-doc mi pagano 1800€. Se diventassi ricercatore all'estero, almeno 2000€ li avrei...non solo, in italia se volessi fare un qualunque spostamento per conferenze, ci sono fondi limitati (devo fare una settimana negli usa? beh, spesso devo tirare fuori di tasca mia i soldi...), all'estero ti pagano tutto il necessario (ma controllato fino al pelo, com'è giusto). Insomma, a conti fatti è più sensato fare questo mestiere all'estero... Piccolo problema: io voglio tornare in italia. Per vari motivi: familiari, per prima cosa. Poi, dopo 6 anni fuori l'Italia mi manca in tante cose. Quindi: sono condannato a vita a restare fuori, o facendo sacrifici posso tornare? Beh, viste le nuove riforme, sembra sempre più difficile che uno possa tornare senza troppi problemi (non credete al "rientro dei cervelli", è una gran presa per il culo)...insomma, se qualcuno mi chiedesse se è una buona idea fare un dottorato, prima gli racconterei tutta questa spatafiata: se non gli passa la voglia, allora è la strada giusta...io non lo sapevo tutto ciò prima, anche perché chi l'ha fatto prima di me viveva in una società economicamente diversa (prima era molto più facile vincere un dottorato, molto più facile vincere un posto da ricercatore, molto più facile diventare professore, visto che c'era meno, molta meno concorrenza)...però sono in ballo, quindi balliamo! ah, e buon anno a tutti! :biggrin2:
  7. e io sono contento di leggerti... ho tirato un sincero sospiro di sollievo ho pensato la stessa cosa!
  8. il problema non è che tu sai quando si tratta di uno spreco. Il problema è: e la maggior parte delle persone? Insomma, se tu sai che non lasciare scorrere l'acqua in casa è meglio che lasciarla scorrere indifinitamente, non è detto che per tutti sia così, e ti assicuro che ne conosco di casi simili. Non si tratta di persone che vivono fuori dal mondo, ma di persone che non si sono mai poste il problema... quanta gente butta i rifiuti per strada, oppure svuota il posacenere fuori dal finestrino, o al posto di andare in discarica butta i rifiuti nel primo punto che vede libero? Eppure, vien da sa che sia io che te (almeno spero) pensiamo immediatamente che sia una cosa tranquillamente (e necessariamente) evitabile. Non tutti lo sanno. Educando la gente a non farlo, e la cosa ricordo benissimo che a scuola da me veniva fatta quando ero piccolo, le cose possono migliorare. Mi sembra una cosa del tutto normale educare la gente a cosa sia un corretto utilizzo delle risorse energetiche, e cosa non lo sia, soprattutto se si tratta di fare più attenzione a gesti normalissimi che non richiedono alcuno sforzo. L'esempio dell'auto non è calzante: come ho scritto prima, non ho detto che bisogna "cambiare" abitudini in funzione di chissà che cosa (ad esempio: ti piace una macchina che consuma molto? prendila, mantienila tu se puoi). L'importante è che passi l'idea che l'energia va usata, non sprecata, che si capisca come evitare di sprecare energia, e che poi ognuno capisca che si può vivere altrettanto bene evitando alcuni sprechi inutili... Per quanto riguarda il fatto che la gente spreca perché gli sta bene così, e lo spreco è utile a farla stare bene: la gente starebbe bene a fare tante cose, ma si vive in una società civile ed esiste un concetto di responsabilità personale, almeno nel mio modo di vedere le cose. A questo punto si può entrare in tre categorie: o si sta bene così per pigrizia, o per abitudine, oppure perché si tratta di bisogni fondamentali. Esempio del primo caso: se io volessi lasciare i rifiuti a marcire nel mio giardino perché mi sta bene così, e questa cosa mi fa stare bene perché è una gran rottura di palle andare alla discarica a svuotare tutto, lo potrei fare? No, perché questa cosa impedirebbe alla gente che mi circonda di vivere altrettanto bene...esempio del secondo caso: alla gente sta bene che la classe politica rubi e sprechi? Lasciamola così allora, chi se ne frega, no? Non è che se una cosa mi sta bene, anche solo per pigrizia o per abitudine, allora le cose debbano essere lasciate sempre in quello status. Terzo caso: bisogna capire cosa si intende per bisogno fondamentale. Io credo che oggi come oggi molti di quelli che riteniamo "bisogni fondamentali" sono tali solo perché ne siamo abituati. Non dico che sia necessario rinunciare ad alcune cose, solo a capire davvero, personalmente (non in generale), che cosa è per noi un "bisogno". Se per uno "bisogno" è la comodità assoluta, bene, ma perché per lui lo è davvero, non per pigrizia o altro. Magari invece scopre che molte delle sue abitudini sono "sprechi", e che può benissimo farne a meno senza perdere nulla della sua qualità di vita. Ci può essere qualcuno che arriva e ti dice: guarda che non è che ti cambia la vita fare così al posto che cosà, prova e vedrai... Alla fine, si tratta invece di capire se correggere una propria abitudine che si ritiene "sbagliata" (e lo metto tra virgolette apposta) non è un grande sforzo (anche se cambiare le proprie abitudini costa fatica all'inizio), ma può pagare altrimenti. Lo so, non si capisce nulla, ma ho scritto questo post tra una conversazione su skype e l'altra :thumbup:
  9. Ne avevo parlato del 3d del nucleare... l'eolico in Italia mi pare occupi già il 70% dei posti adatti a riceverlo. Un impianto eolico si può mettere solo in presenza di vento costante e con un minimo di forza... in pianura padana. Nonostante questo siamo il sesto paese al mondo per produzione di energia eolica (3.7 GW)... molto più avanti che nel fotovoltaico. beh, non conosco le cifre, ma so mi dicevano (ovviamente, fonte da verificare) che molte delle contrali eoliche impiantate non vengono fatte funzionare...se non sbaglio, il calcolo della produzione eolica non è effettiva, ma potenziale, in base alla quantità di impianti presenti... inoltre, l'italia ha il vantaggio di avere kilometri e kilometri di costa, ma che io sappia lo sviluppo dell'eolico off-shore non è molto avanzato...
  10. Tutta questa roba costa molto più del petrolio, non dimenticarlo. Ha un senso spingerla, ma sarebbe un suicidio spingerla troppo. Finche si tratta di finanziare qualche cittadino per farsi belli in Europa è cosa buona e giusta, ma se per ipotesi l'Italia intera si convertisse alle energie alternative, fallirebbe. ovvio che lanciarsi totalmente su una forma o un'altra è idiota, e non solo perché sono più costose e meno redditizie...ma mi chiedo: perché la Germania e la Francia investono miliardi di euro nell'eolico, ad esempio, e l'Italia no? Io, dal mio ufficio dell'università qui a Mainz vedo qui vicine 8 centrali eoliche, in autostrada per andare a Bonn ne ho incontrare almeno una cinquantina, in strada trasporti speciali per le pale...in Francia lungo la linea tgv Nantes Parigi se ne incontrano a decine, e ci stanno invenstendo ancora...e loro hanno pure il nucleare...che cosa vorrà dire? Che si fanno belli in Europa? Mah, un po' stupido come modo, visto che spendono miliardi di euro che potrebbero usare per altro... evidentemente un suo significato c'è, peccato che in italia la cosa non sia recepita...conosco un tizio tedesco che si occupa di questo, e mi dice che la situazione in Italia è tragica da questo punto di vista (ma anche cose del tipo "vuoi mettere l'eolico qui? ehehe, amico mio, non si può, qui tutta cosa nostra è"...e non in zone in cui la mafia la fa da padrone...)
  11. Infatti, che senso avrebbe farlo ora ? Il petrolio è ancora la fonte energetica più conveniente, finche c'è usiamolo, magari cercando di non buttare troppo scarto nella bassa atmosfera. Il progresso scientifico deve fare i passi della giusta lunghezza, il timing è importantissimo ed è facilissimo buttare via un sacco di soldi perchè si è voluto spingere su qualcosa che non è ancora pronto. Esiste una bella differenza tra utilizzo e spreco...si è sempre pronti a dire: la ricerca si deve occupare di questo e quell'altro, se ne occupa la ricerca, la ricerca deve trovare un modo per. In altre parole, e qui esagero, "io me ne lavo le mani, ci pensino gli altri" La ricerca ci pensa, e lo sapete benissimo, ma non è questo il punto. Giusto dire che il petrolio c'è, fin'ora è l'energia che costa meno, e quindi usiamolo. Ma questo giustifica anche sprecarlo? Ovviamente, e non c'è bisogno di una laurea in fisica nucleare per capirlo, no. E su questo punto chiunque può intervenire. Sarà la solita stupida tiritera del "non fare scorrere inutilmente l'acqua, non lasciare accesa la luce quando non serve, non lasciare aperto il frigorifero quando non serve, non lasciare accesa la macchina quando non serve", ma il punto è che c'è un bellissimo "quando non serve": nessuno pretende chissà che cosa, solo che si può continuare a fare quello che si fa tutti i giorni, semplicemente stando più attenti a cosa significa spreco. Mica si chiede non andare mai più in auto, o non accendere la luce a casa tua: si dice semplicemente se vai in auto e ti capita di scendere a compare qualcosa un secondo, la macchina spegnila (non serve a nulla che stia accesa in quei due minuti, e non è questo sforzo incommensurabile riaccendere la macchina), oppure se esci da una stanza e prevedi di non tornarci per un po', spegni la luce (a che serve tenerla accesa?). E questo indipendentemente dalla quantità di energia disponibile: insomma, non è che perché abbiamo tanto cibo, che lo dobbiamo cucinare in enormi quantità e poi "piluccarne" un poco ed il resto buttarlo... poi la ricerca scientifica si deve occupare di altro: ottimizzare, ridurre le emissioni, riciclare, basso impatto, nuove forme di energia meno costose e più redditizie... poi, queste iniziative sono una cazzata, soprattutto fatta così, ma servono anche soltanto per riportare alla mente che l'energia c'è, ma perché sprecarla inutilmente?
  12. ma soprattutto: chi è legrottaglie???
  13. eh, io ho fatto l'università con il vecchio ordinamento, e la mia tesi di laurea è durata un annetto, mese più mese meno (e non poteva essere altrimenti visto che era una tesi di ricerca...) che non è nulla se pensi ai tre anni per una tesi di dottorato
  14. arvichan

    Il "Now Playing" topic

    Ecco, il secondo di sta fuori di testa devo ancora ascoltarlo per bene, il precedente, Saloon, ricordo che mi era piaciuto parecchio Now Playing: Björk Bachelorette Homogenic, 1997 l'ammmmore per Björk!!! eh, come ti capisco... Saloon mi è piaciuto un sacco, ma anche questo A due è molto bello (lei è una pazza furiosa...ma davvero dotata) e ora passo ad altri pazzi furiosi... Gruppo: Mariposa Album: Forza musica Canzone: Forza musica geniali :biggrin2:
  15. arvichan

    Il "Now Playing" topic

    Artista: Beatrice Antolini Album: A due Canzone: A new room for a quiet life
×